Riassunto del libro

Restaurant Owners Uncorked: cosa condividono 20 ristoratori

Venti ristoratori, venti concetti diversi, e quasi sempre le stesse poche abitudini sotto le loro risposte.

di Wil Brawley 2011 · Schedulefly 180 pagine Tempo di lettura: 9 min di lettura

Restaurant Owners Uncorked non è un libro di teoria. Sono venti conversazioni separate con persone che gestiscono davvero un ristorante, un bar o un birrificio indipendente negli Stati Uniti, sulle domande con cui ogni ristoratore fa davvero i conti: come raccogliere capitale senza perdere il controllo, chi assumere, quando espandersi, e perché il locale con il budget più grande due strade più in là non riesca ancora a competere con il posto che tutto il quartiere conosce a memoria. Lette una accanto all'altra, le loro risposte così diverse tornano continuamente sulle stesse poche abitudini.

L'idea di fondo

Nessuno di questi venti ristoratori ha trovato una scorciatoia. Quello che hanno scoperto, ciascuno per conto proprio, è che un ristorante sopravvive grazie a poche discipline poco appariscenti: conoscere il proprio quartiere meglio di chiunque altro, tenere il concetto abbastanza stretto da eseguirlo alla perfezione, trattare il personale come il vero prodotto della casa, e tenere il denaro sotto controllo abbastanza da poter dire di no.

A chi è rivolto

Leggilo se gestisci già, o stai per aprire, un ristorante, un bar o un café indipendente e vuoi sentire, con le loro parole, come ragionano colleghi che hanno costruito tutto da zero. Saltalo se cerchi un unico schema strutturato: questo libro somiglia più a venti chiacchierate al bancone che a un manuale, la sintesi tocca farla a te.

Le lezioni principali

  • Il vantaggio di un indipendente su una catena è la conoscenza locale, non un menu più grande — una catena può copiare una ricetta, non una comunità.
  • Un locale che vuole fare tutto bene di solito non fa niente davvero bene; i ristoratori che sono durati hanno stretto il concetto fino a poterlo spiegare in una frase.
  • In quasi ogni intervista il personale viene prima del cliente: dipendenti contenti è la strategia, non un extra simpatico accanto ad essa.
  • Disciplina finanziaria e ospitalità non sono opposti — ogni ristoratore capace di generosità verso gli ospiti era prima spietato con i propri costi.
  • La crescita è il momento in cui la maggior parte di queste attività ha rischiato di saltare; chi è rimasto indipendente è cresciuto un passo alla volta, restando sempre in mezzo al lavoro.

Personale prima, ospiti dopo

Nelle venti interviste torna quasi identica la stessa convinzione: senza personale contento non ci sono ospiti contenti, quindi il personale riceve l'attenzione per primo, non gli avanzi. Questo si traduce in soldi veri, copertura sanitaria completa per i manager, sconti per il personale, ore di volontariato pagate, bonus legati ai profitti, e in qualcosa più difficile da simulare: ristoratori che parlano di competere per il personale come la maggior parte delle aziende parla di competere per i clienti, perché un buon team è la vera ragione per cui gli ospiti tornano.

La forma pratica è sorprendentemente coerente in tutto il libro: trattare le persone come vorresti fosse trattato un buon amico a casa tua, essere trasparenti su come va davvero l'attività invece di lasciare che siano le voci a girare, e separarsi in fretta quando qualcuno è chiaramente fuori posto invece di lasciare che una scelta sbagliata pesi su chi deve coprirla. Diversi ristoratori dicono senza mezzi termini che un manager mediocre è peggio di nessun manager.

Per un gestore europeo, l'istinto di fondo si trasferisce bene anche se gli strumenti non lo fanno del tutto. Un'assicurazione sanitaria gratuita o una partecipazione agli utili in stile americano raramente si adattano alle strutture salariali e previdenziali europee, ma il principio, trattenere il personale è una strategia e non una voce delle risorse umane, vale ovunque il personale sia la cosa più difficile da trovare. Un team stabile è un vantaggio che un concorrente più grande e meglio finanziato non può semplicemente comprare.

La conoscenza locale è l'unica cosa che una catena non può comprare

La frase che ricorre intervista dopo intervista, formulata ogni volta in modo diverso, è che una catena ben finanziata può superare un indipendente nel design, nel marketing e persino in cucina, ma non potrà mai replicare la conoscenza profonda di una via precisa, di un quartiere preciso. Il modello di business di una catena dipende dal fatto che lo stesso format funzioni in cinquanta città; il vantaggio di un indipendente dipende dal fatto che funzioni alla perfezione in una sola.

Questo si traduce in ristoratori che scrivono il menu per le persone che entrano davvero dalla porta, non per il menu che ha vinto premi altrove, che collaborano con iniziative locali invece di lanciare campagne generiche, e che trattano il locale come un vero punto di incontro del quartiere, non come un punto di transazione. Più di uno racconta di aver riempito deliberatamente un vuoto che nessun altro in città copriva, invece di competere frontalmente con ciò che già esisteva.

È probabilmente la lezione più facile da importare in un mercato europeo, perché non richiede capitale, solo attenzione. Un café che riflette davvero la sua via, i suoi habitué e il suo calendario locale sta facendo l'unica cosa che una sede centrale di una catena non può mai decidere dall'alto.

Restringere il concetto finché non si spiega in una frase

I ristoratori con i concetti più semplici, un hamburger e un milkshake, un piatto di barbecue, una pizza fatta in un solo modo preciso, ne parlano con la convinzione più forte: un menu che vuole coprire pesce, carne, pasta e pizza insieme è di solito il segno che il ristoratore non ha ancora deciso cosa sia davvero il locale, e ogni categoria in più aggiunge un fornitore, una competenza, un punto debole. Eccellere in una o due cose batte quasi sempre essere nella media in dieci.

Diverse interviste collegano questo all'idea di un gancio: un piatto firma, un prodotto fatto in casa, un rituale visibile che dà a un ospite alla prima visita un motivo per scegliere quel posto invece di quello accanto, e per parlarne dopo. Quel gancio non è un espediente attaccato al concetto; nei casi migliori è il concetto, ridotto all'unica cosa che vale la pena raccontare a un amico.

Per un indipendente europeo che compete sia con le catene sia con una scena locale affollata, questo suona più come un permesso che come un limite: non serve un menu più grande per competere con un concorrente più grande, serve un menu più affilato. Una cucina ben stretta è anche, non per caso, la più facile da organizzare, calcolare e mantenere costante.

Disciplina finanziaria, e soci scelti come si sceglie la famiglia

Le storie di finanziamento variano enormemente, risparmi propri, prestito familiare, decine di rifiuti bancari prima che una banca finalmente dicesse sì, gruppi di investitori strutturati, ma la disciplina di fondo è sempre la stessa: conoscere i numeri a memoria, tenere abbastanza liquidità di riserva per superare un periodo davvero difficile, e non lasciare mai che il debito superi ciò che il locale può realisticamente sostenere in un mese fiacco. Diversi ristoratori raccontano di aver quasi perso tutto esattamente allo stesso modo, qualche settimana di sfortuna che si accumula fino a diventare una crisi degli stipendi, perché il cuscinetto di liquidità era troppo sottile.

Il consiglio su investitori e soci è altrettanto coerente: sceglierli come si sceglie un partner di vita, perché ci si vedrà nei momenti migliori e peggiori per anni, e un socio sbagliato è molto più difficile da disfare di un'assunzione sbagliata. I ristoratori che hanno valutato i propri investitori con la stessa cura con cui questi valutavano loro, e che hanno tenuto il gruppo abbastanza piccolo da conoscerlo davvero, descrivono quei rapporti come uno dei loro più grandi vantaggi. Chi si è associato per comodità, un amico, un gran parlatore con soldi in tasca, descrive l'opposto.

Niente di tutto questo si trasferisce direttamente in Europa. I prestiti pubblici americani, le ripartizioni azionarie all'americana e i margini sostenuti dalla mancia su cui operano alcuni di questi locali non esistono qui, e un ristoratore europeo lavora con un diritto del lavoro diverso, canali di finanziamento diversi e, nella maggior parte dei mercati, nessun cuscinetto legato alla mancia. Ciò che si trasferisce è la disciplina in sé: conoscere i propri numeri reali prima di averne bisogno, e trattare ogni euro esterno come una relazione, non solo come capitale.

Assumi per atteggiamento e integrità, forma il resto

Chiedi a uno qualsiasi di questi venti ristoratori cosa cerca in un'assunzione, e l'esperienza raramente è la prima risposta. Ciò che torna sempre è la fame di riuscire, l'onestà, e un calore naturale verso le persone che nessuna esperienza pregressa nella ristorazione può fingere o sostituire. Diversi raccontano di assumere deliberatamente persone con istinto per la vendita o ospitalità autentica invece di un curriculum da ristorazione, con la logica che chiunque sia motivato può imparare il menu, ma quasi nessuno impara a preoccuparsi davvero delle persone.

Il corollario torna altrettanto spesso: non assumere solo per riempire un buco. Un posto vacante per una settimana costa meno di un'assunzione sbagliata che poi bisogna gestire e allontanare un mese dopo, e diversi ristoratori dicono esplicitamente che un manager mediocre è peggio di nessun manager, perché un manager debole trascina attivamente verso il basso tutti quelli sotto di lui. Il passaparola attraverso i migliori dipendenti attuali, secondo diversi, batte quasi ogni bacheca di annunci, perché le persone valide riconoscono altre persone valide.

Prima un'azienda, poi un ristorante

Una frase che torna quasi identica in diverse interviste è una variante di "lo vedo come un'azienda, non come un ristorante", ed è pensata come un avvertimento per chiunque apra un locale solo perché sa cucinare. La passione per il cibo apre un ristorante; la disciplina su costo del personale, food cost, flusso di cassa e una collaborazione vera con un commercialista sono ciò che lo tiene aperto durante il terzo, quarto, quinto anno, quando la luna di miele è ormai lontana.

Diversi ristoratori descrivono il raggiungere il giusto costo del personale come un'arte più che una scienza esatta, qualcosa che si sente in sala tanto quanto lo si legge su un foglio di calcolo, ma arrivano a quell'arte solo dopo anni a leggere i numeri ogni settimana, a volte ogni giorno. I ristoratori che esternalizzano la contabilità a qualcuno di cui si fidano, invece di voler fare tutto da soli, la descrivono come una delle loro decisioni migliori, proprio perché li ha liberati per essere presenti in sala invece che sepolti in un foglio di calcolo che non hanno mai imparato a leggere.

Crescere un passo alla volta, restando vicini alla sala

Quasi ogni ristoratore che parla di espansione racconta la stessa versione ammonitrice della storia: la crescita è il momento in cui ego e avidità rischiano di più di superare il giudizio, e più di uno descrive una seconda sede che ha quasi trascinato con sé l'intera attività. Chi è cresciuto con successo descrive un'espansione deliberatamente lenta, aprendo il locale successivo solo quando il primo poteva funzionare senza di loro presenti ogni sera, restando abbastanza vicino a ospiti e team da accorgersi subito quando qualcosa iniziava silenziosamente ad andare storto.

Ciò che sorprende a una prima lettura è quanti di questi ristoratori abbiano scelto deliberatamente di non crescere, abbiano chiuso una seconda sede per concentrarsi del tutto sulla prima, o rifiutato offerte di franchising con soldi veri, perché scalare avrebbe significato scambiare i rapporti reali con team e clienti abituali con un numero più grande su un foglio di calcolo. È una scelta autentica a disposizione di un indipendente, e diversi la vedono come il senso stesso di restare indipendenti.

Mettilo in pratica

  1. Scrivi in una frase cos'è davvero il tuo locale e cosa fa meglio, ed elimina i piatti che non sostengono quella frase.
  2. Fai il test della liquidità: quante settimane sopravviveresti con un terzo di fatturato in meno, e correggi quel numero se ti preoccupa.
  3. Riscrivi il prossimo annuncio di lavoro intorno all'atteggiamento e alla motivazione invece che agli anni di esperienza, e chiedi prima raccomandazioni al tuo migliore dipendente.
  4. Di' questa settimana ad alta voce al tuo team qualcosa che finora hai lasciato circolare solo come voce.
  5. Prima di ogni decisione di espansione, verifica che il tuo locale attuale possa funzionare una settimana intera senza la tua presenza fisica.

Dove il libro non convince

È un libro americano da cima a fondo, costruito interamente sul diritto del lavoro statunitense, su margini sostenuti dalla mancia, su prestiti pubblici tipo SBA e sulla cultura del franchising, niente di tutto questo si adatta in modo pulito a un ristorante, café o bar europeo. Strutturalmente è anche una raccolta di venti voci distinte più che un unico ragionamento, quindi non risolve mai le proprie contraddizioni, un ristoratore giura sulla pubblicità mentre un altro non ne fa affatto, e manca una cornice unificante come offrirebbe un libro di management più rigorosamente argomentato. Va trattato come venti punti dati da cui triangolare da soli, non come un manuale da seguire riga per riga.

Il nostro giudizio

Vale la pena leggerlo per lo schema sotto le venti storie, personale prima, conoscere il quartiere, tenerlo semplice, controllare il denaro, crescere lentamente, più che per la ricetta specifica di un singolo ristoratore, che comunque non si trasferisce pari pari su un mercato europeo.

Domande frequenti

Di cosa parla Restaurant Owners Uncorked?

È una raccolta di interviste a venti ristoratori, baristi e birrai indipendenti americani su come hanno costruito e mantenuto vive le loro attività, assunzioni, finanziamento, comunità, semplicità e crescita.

È rilevante per un ristoratore in Europa?

I canali di finanziamento specifici, la cultura della mancia e il diritto del lavoro sono americani e non si trasferiscono direttamente, ma le abitudini che tornano sempre, personale prima, conoscenza locale profonda, concetto stretto, disciplina finanziaria rigorosa, valgono ovunque gli indipendenti competano con le catene.

Il libro offre un unico sistema chiaro da seguire?

No. Sono venti voci distinte con opinioni a volte davvero opposte su cose come la pubblicità o l'espansione, quindi il valore sta negli schemi che tornano in tutte le venti, non in un unico metodo.

Chi dovrebbe leggere questo libro?

Titolari e manager di ristoranti, café e bar indipendenti che vogliono sentire come ragionano davvero colleghi che hanno costruito tutto da zero, soprattutto su assunzioni, disciplina finanziaria e la decisione se e quando crescere.

Questa è la nostra lettura del libro, non un suo sostituto. Compra il libro nella tua libreria di fiducia.

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