Riassunto del libro

Running a Restaurant For Dummies: 8 lezioni per titolari

Tutto quello che nessuno ti dice prima di firmare un contratto d'affitto: la matematica del business plan, le licenze, il flusso di cucina e i sistemi per lo staff che decidono se il tuo ristorante sopravvive al primo anno.

di Michael Garvey, Heather Dismore & Andrew G. Dismore 2011 · Wiley 384 pagine Tempo di lettura: 12 min di lettura

Running a Restaurant For Dummies è il manuale che quasi tutti i titolari vorrebbero aver ricevuto prima di firmare il contratto d'affitto, non dopo. È deliberatamente poco patinato: tre autori che insieme hanno aperto ristoranti, gestito una storica oyster bar di New York e sviluppato menu per catene nazionali, ripercorrono l'intero ciclo di vita di un ristorante indipendente, dal chiedersi se questa vita fa davvero per te fino a leggere un'analisi del menu mix cinque anni dopo l'apertura. Per un titolare europeo sommerso da cento decisioni di cui nessuno lo aveva avvertito, il suo valore non sta in una singola intuizione geniale, ma nella completezza assoluta della checklist.

L'idea di fondo

Un ristorante è un'attività manifatturiera, non un hobby né un palcoscenico per la tua personalità: sopravvivono i titolari che trattano ogni sua parte, concept, soldi, menu, staff e pulizia, come un sistema da progettare sulla carta prima di improvvisarlo sotto pressione un venerdì sera.

A chi è rivolto

Leggilo se stai ancora decidendo se aprire un ristorante, oppure se sei un titolare alla prima esperienza che sta mettendo insieme da zero business plan, contratto d'affitto, menu e staff e continua a scoprire buchi di cui nessuno lo aveva avvisato. Ripaga chi vuole l'intero ciclo di vita in un solo posto, non una singola grande idea da inseguire. Saltalo, o leggilo a pezzi, se gestisci già un'attività matura con i suoi sistemi rodati, perché gran parte del contenuto è procedurale più che strategico, e salta del tutto i dettagli specifici su legge, fisco e licenze, perché sono scritti per il sistema americano e non si trasferiscono direttamente a una cucina europea.

Le lezioni principali

  • Decidi a cosa serve il tuo ristorante prima di decidere cosa vuoi cucinare: il posizionamento viene prima della passione.
  • Un business plan senza tre previsioni oneste, caso peggiore, caso probabile, caso migliore, non vale nulla.
  • Assumi per l'atteggiamento e forma le competenze; chi non si può formare è chi non gli importa.
  • Il menu è l'unico documento che decide cucina, staff, fornitori e prezzi: prima di ogni altra cosa, va costruito bene.
  • I numeri che controlli ogni settimana (food cost, costo del personale, menu mix) contano più di quelli che guardi solo a fine anno.

Decidere se questa vita fa per te, poi scegliere il concept

Il libro si apre con una doccia fredda fuori moda ma necessaria: un ristorante non è uno stile di vita, è un'attività manifatturiera, e tu sei il produttore che compra materie prime (gli ingredienti), le trasforma in un prodotto (un pasto) e lo vende a un cliente che ha decine di altri posti dove spendere gli stessi soldi. Gli autori non usano giri di parole: chi fallisce in questo mestiere fallisce quasi sempre per gli stessi pochi motivi. Voleva un posto dove stare con gli amici bevendo gratis, si immaginava chef da copertina, oppure si era stufato di un lavoro normale e gli è sembrato che un ristorante fosse più divertente. Sono sentimenti tutt'altro che sbagliati, ma nessuno dei tre ti porta fuori indenne da un martedì di febbraio con i coperti in calo e il compressore della cella appena morto.

Quello che il libro ti chiede di verificare invece riguarda tratti che non hanno nulla a che fare col cucinare: se riesci a restare lucido dentro un caos costante e a bassa intensità, se ti piace davvero la parte di socializzare che viene col gestire una sala piena di sconosciuti che vogliono tutti sentirsi speciali, e se puoi essere fisicamente presente nel locale per la stragrande maggioranza delle tue ore di veglia, perché un ristorante senza il suo titolare dentro diventa in fretta qualunque cosa decida la persona più rumorosa del turno. Per un titolare indipendente europeo che pensa di gestire da solo sala, cucina e contabilità, questo è l'esame onesto da fare prima di firmare qualcosa, non dopo.

Superato quel test, il libro passa al concept, e il suo argomento centrale merita di essere preso sul serio: la maggior parte dei ristoranti falliti erano stati costruiti intorno a cosa voleva cucinare il titolare, non intorno a un vuoto che il mercato locale aveva davvero. Posizionamento, nel loro linguaggio, significa capire chi è il tuo cliente target, in quale categoria stai davvero competendo, e qual è l'unica cosa che offri e che un cliente non trova due strade più in là, poi scrivere tutte e tre le cose in un'unica frase con cui testare ogni decisione futura. Un tema, che sia costruito su una cucina, un piatto, un luogo geografico o semplicemente un'atmosfera, funziona solo se nome, arredamento, menu e servizio tirano tutti nella stessa direzione; un tema kitsch con cibo mediocre è una curiosità, e le curiosità chiudono.

Leggere il mercato, misurare la concorrenza e scegliere la location

Molto prima di finalizzare un menu, il libro insiste perché tu vada davvero a studiare le persone che speri di nutrire e i locali che già le nutrono. Il metodo è semplice: capisci quali gruppi demografici e di stile di vita puoi realisticamente attirare, costruisci un ritratto dei tuoi probabili clienti abituali (quelli che gli autori chiamano i tuoi "superfan") osservando chi entra davvero in un locale comparabile, cosa ordina e perché, poi vai a mangiare, più di una volta, in ogni ristorante che compete per la stessa uscita serale, che serva o meno lo stesso tipo di cucina. Un bar di tapas e un'hamburgheria a tre strade di distanza sono rivali diretti per un tavolo del venerdì sera anche se i loro menu non si sovrappongono affatto, perché il cliente sceglie tra i due locali, non tra le due cucine.

Il libro è altrettanto categorico sul fatto che essere diversi conta solo se al cliente importa davvero. Puoi possedere un vero punto di differenza, servizio più veloce, un terrazzo migliore, l'unico forno a legna in città, ma se non è una delle cose che il tuo cliente target considera quando decide dove mangiare, non sposterà una sola prenotazione. L'esercizio pratico che consiglia, elencare i tuoi punti di forza e debolezza contro i due o tre concorrenti reali ed essere onesti su chi guida davvero ogni categoria, è scomodo da fare sul serio ma costa molto meno che scoprire il vuoto dopo aver firmato un contratto di cinque anni.

Sulla location, il dettaglio che vale ovunque è l'istinto di visitare un locale candidato in orari e giorni diversi prima di impegnarti, verificando se il passaggio corrisponde davvero al tuo cliente target e se i tuoi orari coincidono con quando quel passaggio si presenta, invece di fidarti di un'unica visita diurna con l'agente immobiliare. Gli avvertimenti del libro sui costi nascosti, il prezzo di adattare uno spazio che non è mai stato una cucina, le sorprese di impianti idraulici e di ventilazione dietro un vecchio retro cucina, e il consiglio di negoziare con forza periodi di allestimento senza affitto e contributi del proprietario prima di firmare, sono le parti che reggono indipendentemente dal contratto d'affitto di quale paese stai per firmare.

Il business plan, i finanziamenti e i numeri che li reggono entrambi

Il libro non tratta il business plan come un documento da scrivere una volta per accontentare la banca, ma come l'unico luogo dove ogni ipotesi ottimistica sul tuo ristorante deve sopravvivere al contatto con l'aritmetica. La sua abitudine più utile, e quella che la maggior parte degli indipendenti salta, è costringersi a fare tre previsioni separate per ogni numero che conta: un caso peggiore, un caso più probabile e un caso migliore, così sai prima di aprire se il tuo ristorante sopravvive a un primo inverno difficile invece di scoprirlo mentre lo stai vivendo. Un piano che funziona sulla carta solo se va tutto bene non è un piano, è una speranza con un foglio di calcolo attaccato.

Il suo metodo per prevedere le vendite è volutamente semplice e vale la pena copiarlo a prescindere dal software: conta i tuoi posti, stima coperti realistici per fascia di pasto in base al tuo concept e ai tuoi orari, moltiplica per una spesa media credibile a cliente, e costruisci l'intero anno intorno a come questo cambia per stagione, giorno della settimana ed eventi locali noti. Le spese vengono divise con la stessa logica pratica, tra costi che puoi effettivamente influenzare settimana per settimana (cibo, bevande, personale, marketing) e costi di fatto fissi (affitto, assicurazione, rate del prestito), perché sapere quale leva muove quale numero è ciò che trasforma una perdita mensile in una decisione invece che in un mistero.

Sui finanziamenti, il libro è piacevolmente disincantato su da dove arrivano davvero i soldi: per lo più i tuoi risparmi e il tuo credito, poi amici, famiglia e investitori che vanno trattati con gli stessi accordi scritti che useresti con un estraneo, e solo raramente un prestito bancario, che per un nuovo indipendente comporta quasi sempre una garanzia personale, indipendentemente da come è strutturata l'attività. La sua rassegna dei modi di compensare un investitore, una quota societaria crescente, una partecipazione diretta agli utili, o semplicemente interessi e capitale restituiti secondo un piano, è un vocabolario utile da portare in qualsiasi conversazione con un socio silenzioso, perché le promesse vaghe su "quando il ristorante andrà bene" sono esattamente il tipo di cosa che finisce le amicizie.

Assumere, formare e gestire un team che vuole davvero essere lì

La frase più citabile del capitolo sulle assunzioni, una regola di uno degli stessi autori secondo cui "la gentilezza non si insegna", riassume tutta la sua filosofia: le competenze tecniche si insegnano sul lavoro in poche settimane, ma l'istinto di prendersi davvero cura di uno sconosciuto no, quindi il colloquio deve indagare atteggiamento e resistenza con la stessa durezza dell'esperienza. La sua struttura in due round, un primo colloquio breve per scartare in fretta le persone sbagliate, seguito da un secondo colloquio più lungo che entra nel dettaglio delle richieste reali del lavoro, e l'uso di una prova retribuita o di un turno di affiancamento prima di qualsiasi offerta finale, è un sistema semplice da copiare a prescindere dalla dimensione del ristorante. È altrettanto lucido sui segnali d'allarme: un CV pieno di esperienze durate tre mesi, o uno chef che parla per dieci minuti di un piatto ma non sa dire nulla sul food cost che deve rispettare, sono entrambi campanelli d'allarme da prendere sul serio.

Una volta assunto qualcuno, l'insistenza del libro su tre documenti scritti separati, un manuale delle regole che copre condotta e aspettative, un manuale operativo che spiega come si svolge davvero ogni singolo compito, e un programma di formazione concreto con tappe precise per capire quando una persona è pronta a lavorare da sola, è l'infrastruttura poco affascinante che quasi nessun piccolo ristorante trova mai il tempo di costruire, per poi doverla rispiegare da zero a ogni nuova assunzione. La sua raccomandazione di almeno una prova generale completa prima di ogni apertura, trattando amici e parenti come clienti paganti veri così che cucina e sala possano provare insieme sotto una pressione reale (anche se indulgente), è un consiglio da seguire anche per qualsiasi rilancio importante del menu, non solo per un ristorante nuovo di zecca.

Nella gestione quotidiana, due piccole abitudini fanno gran parte del lavoro: elogia ad alta voce e in pubblico, correggi in privato e senza scaldarti, e fai in modo che la leadership di cucina e di sala si formino a vicenda nel mondo dell'altro, perché la fonte di attrito più comune in un ristorante è uno chef che per istinto sta dalla parte del cuoco e un responsabile di sala che per istinto sta dalla parte del cameriere. Il suo approccio alla turnazione, costruire un quadro semplice di quante persone servono davvero su ogni postazione per ogni turno in base al tuo reale andamento della domanda e non all'abitudine, ed essere disposti a mandare qualcuno a casa prima in un turno genuinamente fiacco, è la disciplina pratica che tiene onesta la percentuale di costo del personale settimana dopo settimana.

Marketing, passaparola e trasformare i reclami in clienti fedeli

La disciplina centrale del capitolo sul marketing, decidere esattamente a chi ti stai rivolgendo, cosa gli stai offrendo davvero e perché dovrebbe interessargli, prima di spendere un centesimo per far uscire il messaggio, sembra ovvia ed è puntualmente saltata dai titolari che preferiscono un approccio a pioggia. Vale la pena tenere a mente la sua distinzione tra pubblicità (che paghi sempre) e pubbliche relazioni (attenzione guadagnata attraverso un coinvolgimento autentico nella comunità, rapporti con la stampa e passaparola), perché un ristorante con relazioni pubbliche solide e oneste deve spendere molto meno in pubblicità per riempire gli stessi tavoli. Le piattaforme specifiche che consiglia per raggiungere le persone, per lo più strumenti dei primi social media ormai superati, sono datate, ma l'istinto di fondo, essere visibili dove i tuoi clienti reali già si trovano, e dar loro qualcosa che valga la pena condividere, no.

Il materiale più pratico sul servizio clienti è l'elenco dei segnali fisici che ti dicono che un tavolo non è contento prima che qualcuno si lamenti ad alta voce: persone che scandagliano la sala cercando un cameriere, piatti lasciati a metà senza spiegazione, bicchieri vuoti rimasti vuoti troppo a lungo. La soluzione del libro, quando un problema vero emerge, è una sequenza semplice in quattro passi: lascia che il cliente finisca davvero di spiegare, scusati o ringrazia sinceramente a seconda di cosa ti sta offrendo, correggi il problema immediato con generosità e non a malincuore, e poi indaga se è un caso isolato o uno schema che va corretto alla radice. La maggior parte dei ristoranti gestisce bene i primi due passi e salta il quarto, ed è esattamente per questo che lo stesso reclamo continua a ripresentarsi.

Su recensioni pubbliche e critiche, i suoi esempi sono davvero istruttivi in entrambe le direzioni: un ristoratore che ricevette una recensione tiepida sul giornale rispose citando le stesse frasi positive della recensione in una pagina intera di pubblicità di ringraziamento, e fece il suo anno migliore di sempre; un altro che comprò pagine intere di pubblicità per attaccare un critico apparve permaloso e alla fine chiuse. La lezione si applica perfettamente alle recensioni online di oggi: respira prima di rispondere, sposta uno scambio davvero acceso in un messaggio privato invece che in un thread pubblico di commenti, e tratta la critica pubblica, per quanto ingiusta possa sembrare nel momento, come informazione gratuita su come almeno un cliente ha vissuto il tuo ristorante.

Controllo dei costi, sicurezza alimentare e i miti che mettono nei guai i nuovi titolari

L'abitudine più utile del capitolo sugli acquisti è scrivere specifiche esatte su cosa vuoi davvero ricevere in consegna, non un nome generico di ingrediente ma la categoria precisa, la fascia di peso e la lavorazione che ti aspetti, e poi interpellare almeno tre fornitori sulla stessa identica lista prima di scegliere a chi affidare il tuo business. Il suo avvertimento che il magazzino è liquidità congelata, soldi fermi su uno scaffale che non fruttano nulla finché il prodotto non si vende davvero, e che uno sconto sull'acquisto in grande quantità che sembra allettante può costarti in liquidità immobilizzata più di quanto ti fa risparmiare, è il tipo di aritmetica facile da capire e sorprendentemente facile da ignorare sotto la pressione commerciale di un agente che vuole smaltire lo stock. Ridurre sprechi e deterioramento riceve lo stesso trattamento: una rotazione corretta, uno stoccaggio adeguato e livelli minimi onesti fanno di più per il margine di un ristorante, in silenzio, settimana dopo settimana, di quasi qualsiasi singola grande decisione.

Sui numeri, il libro spinge con forza per un ritmo davvero settimanale invece che mensile: una breve revisione quotidiana dell'attività che tiene traccia di vendite, personale e coperti costruisce uno storico con cui confrontarti davvero, e un'analisi del menu mix, che ordina i piatti in base a quanto sono popolari contro quanto profitto generano davvero, ti dice onestamente quali voci proteggere, riprezzare o eliminare in silenzio invece di indovinare a istinto. Il materiale sulla sicurezza alimentare, la zona di temperatura pericolosa dove i batteri si moltiplicano più in fretta, la disciplina della rotazione delle scorte primo a entrare primo a uscire, e routine pulite di apertura e chiusura, sta proprio accanto ai capitoli sul controllo dei costi invece che relegato in un'appendice separata sulla conformità, e questa collocazione è deliberata: cibo deteriorato o non sicuro è allo stesso tempo soldi sprecati e un rischio per la salute.

Il libro si chiude con un elenco di miti rassicuranti che i nuovi titolari raccontano a sé stessi, e i più taglienti meritano di essere ripetuti, se non parola per parola almeno nello spirito: gestire un ristorante non è facile, possederne uno non ti dà un posto dove stare con gli amici (è vero il contrario), essere bravi a cucinare in casa propria non è la stessa competenza di gestire una cucina sotto pressione per degli sconosciuti, e tagliare il budget marketing appena le vendite calano è di solito esattamente la mossa sbagliata nel momento sbagliato. Il suo punto finale, detto con calma ma serio, che le settimane più impegnative dell'anno per la maggior parte dei ristoranti sono esattamente le settimane in cui tutti gli altri sono in vacanza, è quello che dovrebbe davvero guidare come pianifichi la tua vita intorno a questo mestiere, non solo il tuo budget.

Mettilo in pratica

  1. Scrivi in un paragrafo il posizionamento del tuo ristorante e testa ogni nuova idea di menu o arredamento contro di esso prima di impegnarti.
  2. Costruisci una semplice previsione a tre scenari di vendite e spese (caso peggiore, probabile, migliore) per i prossimi sei mesi, anche se sei aperto da anni.
  3. Scegli i tuoi tre ingredienti più costosi e scrivi una specifica d'acquisto esatta per ciascuno, poi controlla le prossime tre consegne rispetto a essa.
  4. Fai un'analisi di base del menu mix questo mese per trovare i piatti a basso profitto e bassa popolarità e decidi se sistemarli, riprezzarli o eliminarli.
  5. Percorri la tua sala stasera cercando specificamente i segnali di cliente scontento (piatti lasciati a metà, persone che scandagliano la sala, bicchieri vuoti) e correggi quello che trovi prima che si lamentino.

Dove il libro non convince

Il limite più grande del libro per un lettore europeo non è che sbagli, è che una parte davvero ampia, classi e quote delle licenze per alcolici, LLC contro ditta individuale, moduli per l'immigrazione I-9 ed E-Verify, il sistema americano di valutazione delle ispezioni sanitarie, unità di misura imperiali e prezzi in dollari, semplicemente non esiste nel paese dove stai aprendo e va sostituita per intero con le regole del tuo. Il capitolo sui social media, scritto nel 2011 intorno a pagine Facebook di prima generazione e ai "sindaci" di Foursquare, ha subito l'invecchiamento tipico di ogni consiglio legato a una piattaforma specifica, anche se l'istinto di fondo, essere presenti online e rispondere alle recensioni come persone vere, resta valido. E con quasi 400 pagine di checklist che coprono l'intero ciclo di vita di un ristorante, nessun singolo argomento riceve più della profondità di un capitolo: trattalo come la mappa di tutto ciò a cui devi pensare, non come l'ultima parola su nessuno di questi temi.

Il nostro giudizio

Comprarlo come riferimento da tenere sullo scaffale per i primi diciotto mesi dall'apertura di un ristorante, quando davvero non sai ancora cosa non sai, poi sostituisci ogni dettaglio legale, fiscale e di licenza con le regole del tuo paese e tieni la logica operativa, menu, flusso di cucina, assunzioni, numeri, che viaggia benissimo ovunque.

Domande frequenti

Di cosa parla Running a Restaurant For Dummies?

Una guida di riferimento americana molto completa che copre l'intero ciclo di vita dell'apertura e della gestione di un ristorante indipendente: capire se fa per te, costruire concept e business plan, finanziamenti, struttura legale e licenze, progettazione di menu e cucina, assunzione e formazione dello staff, marketing, e il controllo finanziario quotidiano che tiene aperto un ristorante.

È utile fuori dagli Stati Uniti?

I consigli operativi, prezzi del menu, flusso di cucina, sistemi di assunzione, reportistica finanziaria, si trasferiscono bene a qualsiasi ristorante indipendente, ma i dettagli legali, di licenza, fiscali e sul diritto del lavoro sono scritti interamente per il mercato americano e vanno sostituiti con le regole del tuo paese prima di farci affidamento.

Bisogna leggerlo dalla prima all'ultima pagina?

No. È pensato per essere consultato per argomento, quindi un titolare alla prima esperienza può leggere in ordine i primi capitoli sulla pianificazione, e poi usare il resto come riferimento quando emergono problemi specifici.

Come si confronta con un libro come The Restaurant Manager's Handbook?

Running a Restaurant For Dummies è più breve, più amichevole e organizzato intorno al ciclo di vita dell'apertura di un ristorante da zero; The Restaurant Manager's Handbook è un riferimento operativo molto più ampio e denso, da consultare per argomento quando ne stai già gestendo uno.

Questa è la nostra lettura del libro, non un suo sostituto. Compra il libro nella tua libreria di fiducia.

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